Chi
di noi almeno una volta nella vita non ha pensato di cambiare stile di vita? Di
vivere più a contatto con la natura, in modo più rilassato?
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Chi di noi almeno una
volta nella vita, non ha pensato di consumare in modo più responsabile o diventare
vegetariano o produrre il proprio cibo in autonomia, saponi, detersivi, pane,
ortaggi piuttosto che oggetti, utilizzando materiali di riciclo? Chi di noi non
ha cercato di migliorare l’ambiente con la raccolta differenziata dei rifiuti o
cercando mezzi di locomozione alternativi e non inquinanti? Chi di noi non ha
provato ad acquistare merci biologiche nei mercati equo-solidali e a curarsi
con rimedi naturali? E infine chi di noi non ha pensato di traslocare da fumose
e maleodoranti città, sepolte e dipendenti dall’Hi-Tech, in paesi o casali in
aperta campagna o in baite immerse nei boschi?
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Molti
hanno provato a entrare in questo mondo, pochissimi sono riusciti a rimanerci,
tutti noi l’abbiamo sognato grazie alla nostra immaginazione e a quella di
autori, più o meno conosciuti, che prima, e con noi, hanno avuto gli stessi
sogni e desideri.
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Per il prossimo incontro proponiamo una serie di letture
per riflettere sulla realtà in cui viviamo, sui cambiamenti che possiamo
apportare nel nostro mondo, a dir la verità un po’ malridotto; letture per
cominciare ad apprezzare le piccole cose quotidiane, che in qualche modo ci
avvicinano in modo più “dolce” a una inevitabile catastrofe: decrescere è la
parola che è stata creata per ritornare a vivere nel rispetto della natura,
dell’ambiente e di noi stessi dove spesso, inconsapevolmente, ci sfugge ciò che
è sostanza in favore dell’apparenza.
Segnaliamo, infine, "cambio di rotta", la rassegna di incontri con gli autori che avrà luogo nelle biblioteche appartenenti all’area Nord-Ovest dello SBAM dal 13 settembre al 21 novembre e che affronterà i temi qui proposti.
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Bibliografia suggerita:
Borgo Propizio, Loredana Limone
La
fine del mondo storto, Mauro Corona
No oil : il petrolio è finito, di Fulvio Grosso
Senza dimenticare:
Honorè de Balzac, Italo Calvino, Charles Darwing, William
Faulkner, Gustave Flaubert, Edmonde e Jules Goncourt, Thomas Hardy, Jack Kerouac, Ernst
Hemingway, Nathaniel Hawthorne, Henry James, Jack London, Herman Melville, Guy
de Maupassant, Jean J. Rousseau, Henry David Thoreau, John Steinbeck, J.R.R.
Tolkien, Mark Twain, Emile Zola
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Bibliografia suggerita:
L'albero
dei microchip, Francesco Abate, Massimo Carlotto
L'anno
della lepre, Arto Paasilinna
Bloody
Mary, Marco Vichi, Leonardo Gori
Borgo Propizio, Loredana Limone
Il
bosco delle volpi, Arto Paasilinna
La
collina dei conigli, Richard Adams
I
dannati di Malva, Licia Troisi
E
poi la sete, Alessandra Montrucchio
Libertà, Jonathan Franzen
Melma, Eraldo Baldini
Navi
a perdere, Carlo Lucarelli
No oil : il petrolio è finito, di Fulvio Grosso
Il
quinto giorno, Frank Schätzing
Per
sempre, Susanna Tamaro
Il
peso della farfalla, Erri De Luca
Second
hand : una storia d'amore, Michael Zadoorian
Le
stanze di Mogador, Gian Luca
Favetto
L'uomo
che piantava gli alberi, Jean Giono
...e tanti altri che
hanno scritto su mondo naturale e ambiente.
Ho letto Il migliore amico dell’Orso di Arto Paasilinna, che dire, il libro non mi ha lasciato nulla. 2/3 del testo hanno alcune trovate divertenti, ma per il resto mi è difficile dare una definizione. Il testo, mi sembra, voglia essere una narrazione di crescita di un pastore luterano, della sua capacità di rimettersi in gioco, di ricominciare… a mio parere il testo non narra della capacità del protagonista di ricominciare una nuova vita, ma della capacità di questi di incontrare/affascinare delle donne, delle compagne, che si fanno carico della “dura realtà” e gli permettono di baloccarsi con ogni tipo di attività e sperimentazione bislacche gli saltino in testa.
RispondiEliminaLa narrazione è circolare, parte dalla progressiva perdita della fede del protagonista, per ritornare ad essa. Ma anche a quest’ultimo inizio il protagonista non giunge da solo ma tramite la sua compagna del momento.
Scusate la crudezza ma questo testo mi sembra una pura lettura di evasione, lettura per riposare il cervello.
Della lista consigliata ho anche letto I Dannati di Malva, da anni sentivo parlare di Licia Troisi ed ho colto l’opportunità di leggere una sua opera. Forse ho scelto male, ma questo romanzo è poco coinvolgente, in 173 pagine, non succede nulla, non ci sono riflessioni profonde od interessanti da parte del protagonista, argomenti banali, triti e ritriti.
Permettetemi di essere esplicita… non perdete tempo a leggere questo libro!
Ciao
Bruna
Il testo l’Uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono, mi ha dato serenità, mi ha avvolta in un’ atmosfera tranquilla, propria degli alpeggi di alta montagna.
RispondiEliminaIl testo narra di un uomo - Elzéard Bouffier - che, rimasto solo, lascia la fattoria ove si presume abbia abitato con la sua famiglia, e si ritira in un alpeggio in montagna con una manciata di pecore ed inizia una vita “contro corrente”.
La zona dove vive, è abitata da boscaioli che si guadagnano da vivere abbattendo alberi e producendo carbone di legno, lui, nella stessa zona, anziché abbattere gli alberi, se ne prende cura, li pianta e li fa crescere.
Elzéard, è una persona solitaria che però, pur essendosi allontanato dalla società, accoglie volentieri un visitatore e non esita a condividere con lui non solo il suo cibo ed il suo tetto ma, pur rifiutando i suo aiuto, anche il “suo progetto”. Accogliere un visitatore, in quelle zone è anch’esso un “andare contro corrente”, perché, ci informa l’autore, la zona in cui Elzéard vive è abitata da gente non ospitale, che conduce una vita divorata dai rancori ove “l’ambizione irragionevole si sviluppa senza misura”, ed un ospite non é certo il benvenuto.
Mentre Elzéard vive in solitudine piantando alberi, vengono combattute due guerre dalle quali lui si tiene lontano: mentre il resto del mondo produce “distruzione e morte”, lui procede con la sua opera di “ricostruzione e vita”, tanto che dopo la guerra, a differenza di tutti gli altri luoghi che presentano distruzione e rovina, la zona in cui lui ha vissuto, è diventato un luogo più bello, un luogo dove “un tempo tirava un’aria brutale ed ora soffiava una brezza docile e carica di odori”.
Il testo ci porta a riflettere sul valore della solitudine e del silenzio, che ci permettono di conoscere noi stessi aiutandoci a trovare la nostra strada e perseguire i nostri ideali anche se sono in contrasto con quelli che la società di propone.
Il testo ha anche un forte messaggio ecologico, che va oltre alla semplice sottolineatura della necessità di salvare il verde ma ci ricorda che non servono grandi gesta per salvare il nostro pianeta, ogni piccolo contributo può dare grandi risultati. La terra è nelle nostre mani ed è nostro dovere salvarla.