Durante l’ultimo incontro del 13
settembre abbiamo concluso la discussione sul tema presentato prima della
pausa estiva, relativo all’India.
Presenti al presidio Marta, Carla,
Giuliana, Anna, Gabriella, Bruna e Silvana.
Le varie letture compiute dalle
partecipanti hanno dato origine a punti di vista differenti, talvolta talmente
divergenti da sembrare estrapolati da testi diversi.
Una considerazione interessante è
stata fatta sulla diversa visione del mondo indiano degli scrittori occidentali,
in rapporto agli autori Indiani definiti da qualcuno “puri”: i primi descrivono
un’India caratterizzata da una povertà estrema, indegna, triste da sopportare,
dalla quale non si può che scappare; al contrario l’India dei “puri” possiede,
anche nella situazione di grandissima povertà sociale, una dignità ferma e
orgogliosa.
I testi che hanno generato una
discussione ricca di spunti sono stati principalmente :
“L’insegnante
d’inglese” di R. K. Narayan nel quale il protagonista ricerca un contatto
con la moglie morta approdando al misticismo e allontanandosi dalla realtà.
“L’ultimo uomo nella torre” di Aravind Adiga (stesso autore di “ La tigre bianca”), in cui
viene descritta un’India attuale e cosmopolita, assolutamente in linea con i
problemi di tutto il mondo. Il protagonista, dignitosamente, oppone resistenza
alla prossima demolizione dello stabile in cui vive. Il proprietario di detto
stabile è il tipico speculatore, arrampicatore sociale, che tenta di
affrancarsi dall’ambiente misero da cui proviene interessandosi alla cultura.
“Cuccette per signora” di Anita Nair apprezzato da chi non ama
molto questo genere, perché sembra essere al di fuori della tradizione
letteraria indiana che ci si aspetta ricca di atmosfere soffuse e odorose, di
misticismo e simbologia.
Altri volumi citati: Mare di Papaveri, Palazzo degli specchi (Amitav
Ghosh) Dio delle piccole cose (Arundhati Roy), Ragazzo giusto (Vikram Seth) e
L’amico Sanpran ( Narajan).
Grazie come sempre a tutti per aver partecipato.
Commento di Bruna:
RispondiEliminagrazie molte del commento all’incontro di giovedì scorso, i nostri incontri sono sempre molto interessanti, non solo perché mi danno stimoli di lettura, ma soprattutto ogni volta mi danno visioni diverse dei testi che ho letto.
Dopo la nostra ultima discussione, ho continuato a pensare alla domanda che ci posto Marta “Secondo voi quali sono i temi ricorrenti negli autori indiani? “ a mio parere, durante l’incontro è emersa una caratteristica importante che accomuna gli “autori indiani puri” : la capacità di questi di fare comprendere ai lettori le ragioni che guidano le azioni dei personaggi negativi, fino a portaci a quasi approvare il loro operato, fino a farci chiedere “ma io, nelle stesse condizioni, avrei agito in modo diverso?”
Cosa ne pensate?