L’abbigliamento gioca
un ruolo fondamentale nella storia della civilizzazione. Spesso, le opere di
finzione fanno uso delle descrizioni di vestiario, poiché esse sono sinonimo di
“realtà”, cioè assecondano la propensione del testo narrativo a rispecchiare il
mondo o a innescare effetti del reale.
Dopo le teorie di
studiosi come Simmel, Benjamin, Bordieu e Barthes, che hanno esplorato l’abbigliamento
da un punto di vista psicologico, sociologico, filosofico e antropologico, nell’autorappresentazione
del sociale l’abito opera a vari livelli: come status symbol, come arma seduttiva e come manifestazione esterna di
uno stato interiore. Questi aspetti sono quelli che più ci interessano, perché sono
quelli che hanno una maggiore valenza da un punto di vista culturale.
Già nella Bibbia si
legge che l’abito che riveste Adamo è la seconda pelle di cui il corpo ha
bisogno. Quindi già nel libro sacro al Cristianesimo l’abito acquista uno
straordinario carisma. Solo molti secoli più tardi si assisterà, invece, al
fenomeno inverso, cioè al privarsi dell’abito: è il caso di Tristano che,
uscito di senno, si toglie i vestiti e si getta nudo nella foresta, regredendo
allo stato selvaggio; è il caso dell’Orlando furioso prima e del Don Chisciotte
poi, che spogliandosi si liberano del pesante e frustrante involucro dell’ “eroe”
per tornare uomini.
Nel secolo dei Lumi l’abito
diventerà la superficie riflettente dell’alterità; rappresentative di ciò, saranno
le Lettres Persanes di Montesquieu
dove la moda e i suoi capricci investiranno sia i selvaggi quanto l’Occidente
civilizzato, raggruppando sia gli uni che gli altri in un unico magazzino pittoresco.
Ma con la fine del
Settecento e con l’avvento rapido del romanzo, toilette, parure e maquillage saranno elementi centrali
nella narrativa. Nel corso dell’Ottocento, poi, ci saranno autori che presteranno
un’attenzione maniacale all’abbigliamento e altri che cominceranno a elaborare
tesi originali sull’argomento, come veri e propri saggi. Sarà il caso di Balzac,
Théophile Gautier e Emile Zola, dove la figura femminile, coperta dalle sue mises, diventerà lo specchio del dominio
sociale maschile.
Nell’Inghilterra
ottocentesca sconvolta dalla rivoluzione industriale (soprattutto tessile), ci
sarà invece Charles Dickens che attraverso pagine e pagine rifinirà attentamente
e accuratamente gli abiti dei suoi personaggi, creando un mondo “in nero”, in
netto contrasto con il piacere estetico kantiano messo in evidenza dalle opere
di Thomas Carlyle. Non va dimenticato che il passaggio dall’abito nero al
dandysmo sarà brevissimo: questo nuovo modello sociale caratterizzerà
moltissimo, più che il testo narrativo, le biografie stesse degli scrittori e l’immagine
pubblica che essi forgeranno. La
finzione narrativa dei testi ottocenteschi creerà dei veri e propri fenomeni
sociali e getterà le basi per la nuova inquietante lettura dell’abbigliamento
che caratterizzerà gran parte del Novecento, dove l’abito verrà sovente riletto
in forma ossessiva o ironica e dove, sebbene ancora molti scrittori vi si
dedicheranno, la quotidianità del vestiario verrà ricondotta a quel grande
bacino che sarà la “Moda”.
Attraverso le nostre
letture cercheremo di individuare quegli elementi di rappresentazione del
vestiario che vanno oltre la semplice funzione di arricchimento del testo e che
conducono ad un vero e proprio tema: da fulcro della trama a stimolo per un
tipo di argomentazione (generalmente moralistica e a volte digressiva) sulla
sua accezione sociale.
Bibliografia consigliata:
NARRATIVA:
IL
GATTOPARDO, Giuseppe Tomasi di Lampedusa
L'ETÀ
DELL'INNOCENZA, Edith Wharton.
MADAME BOVARY, Gustave
Flaubert
LOLITA,
Vladimir Nabokov
VENERE
IN PELLICCIA, Leopold von Sacher-Masoch
NANÀ,
Émile Zola
IL GRANDE GATSBY, Francis Scott
Fitzgerald
IL
DIAVOLO VESTE PRADA, Lauren Weisberger
AL
DIAVOLO PIACE DOLCE, Lauren Weisberger
I
LOVE SHOPPING……(
tutta) la serie
SOTTO
I TRE CARATI NON È VERO AMORE, Paola Jacobbi
TRATTATO
DELLA VITA ELEGANTE, Honoré de Balzac
AL
PARADISO DELLE SIGNORE, Honoré de Balzac
SAGGIO
SUL GUSTO, Montesquieu
SNOB,
Julian Fellowes
MIDDLEMARCH, George Eliot
L’ARCOBALENO DELLA GRAVITÀ, Thomas Pynchon
IL
PITTORE DELLA VITA MODERNA, Charles Baudelaire
IL
FALÒ DELLE VANITÀ, Tom
Wolfe
GIOIELLI
INDISCRETI , Denis Diderot
Il
BORGHESE GENTILUOMO, Molière
ATOMICO
DANDY, Piersandro Pallavicini
IL
MUSEO DELL’INNOCENZA, Ohran Pamuk
SAGGISTICA:
PARA
COMPRENDER LA MODA, Pedro Rodriguez
LA
MODA NELLA LETTERATURA CONTEMPORANEA, Daniela Baroncini
LA
MODA,
Georg Simmel
LA
MODA E’ UN ROMANZO, Fabiana Giacomotti
LA
PSICOLOGIA DELL’ABBIGLIAMENTO, J.C.Flügel
IL
SENSO DELLA MODA, Roland Barthes
ANGELUS NOVUS, W. Benjamin
DIZIONARI:
THE
FASHION DICTIONARY, Guido Vergani
La bibliografia sopra
descritta comprende solo una piccola parte dei numerosi romanzi e saggi che trattato
il tema della moda. Il lettore ci scuserà se in tale elenco non compaiono altri
testi noti al pubblico più vasto. Buona lettura!

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