Il dialogo tra letteratura e pitturaIl rapporto fra la letteratura e la pittura è cambiato nel tempo, ma si fa sempre più intenso e prolifico. Numerosi scrittori e scrittrici dei giorni nostri si ispirano, più che in passato, a dipinti e artisti per creare nuovi testi letterari. Cerchiamo di capire perché. (di Francesca di Mattia)
Nel corso dei secoli la letteratura si è spesso confrontata con la pittura: le due arti si sono interrogate, guardate a vicenda, fino a compenetrarsi e a trarre linfa artistica l’una dall’altra, pur mantenendo un’autonomia espressiva.
In questa sede ci sembra interessante prendere in esame la situazione odierna, che riflette anche quella di numerosi paesi europei e americani: da qualche anno assistiamo infatti ad un vero e proprio boom di libri ispirati a dipinti o ad artisti più o meno famosi. Libri che hanno determinato a livello di mercato un’impennata di vendite e suscitato un grande interesse popolare da parte del pubblico, che si rivela ampio e variegato. Un successo che non può lasciare indifferenti e che richiede una riflessione critica del fenomeno.
Basti pensare all’autrice più emblematica di questo periodo, Tracy Chevalier - nata in America ma trapiantata in Inghilterra dal 1984 - che, ispirandosi al quadro di Vermeer “La ragazza con l’orecchino di perla” e agli arazzi dedicati alla “dama e l’unicorno” conservati al Musée du Moyen Age di Parigi, ha scritto best-seller venduti e tradotti in tutto il mondo (pubblicati in Italia da Neri Pozza, che annovera un’intera collana chiamata “I narratori delle tavole”), inventando le storie dei personaggi raffigurati nelle opere d’arte. Adesso sta compiendo ricerche sul pittore e poeta William Blake, protagonista del suo prossimo romanzo.
Sulla stessa scia si muove la “cugina” californiana Susan Vreeland – il cui sito ufficiale ha una struttura molto simile a quello della Chevalier – che ha pubblicato un anno fa “La ragazza in blu” (Neri Pozza, 2003), ispirata all’omonimo quadro di Vermeer. L’artista fiammingo, anche grazie a questi romanzi, è tornato decisamente in auge, ed ora è il protagonista indiretto del libro “La doppia vita di Vermeer”, scritto da Luigi Guarnieri e pubblicato in questi giorni da Mondadori, in cui si racconta la rocambolesca biografia di Han van Meegeren, abile falsario dei suoi quadri. Altro successo planetario della Vreeland è "La passione di Artemisia" (Neri Pozza, 2002), che ricorda il bellissimo e importante "Artemisia", “diario a due voci” scritto nel ’46 da Anna Banti (Bompiani, 1999). In quest’ultimo caso l’autrice si confronta direttamente con un’altra artista, una pittrice che rappresenta una delle figure femminili più affascinanti della prima metà del Seicento: la coraggiosa e oltraggiata Artemisia Gentileschi diventa interlocutrice e compagna della Banti, in un continuo gioco di rimandi.
Ma non finisce qui: la Vreeland pubblicherà prossimamente altri tre libri dedicati alla pittura: “The forest lover”, sulla pittrice Emily Carr, vissuta nei primi del Novecento, che lottò non poco per farsi accettare come artista e donna indipendente; “Life studies”, una raccolta di storie su pittori impressionisti visti da coloro che gli vivevano accanto: modelle, amanti, mogli, amici etc.; “The potatoes eaters”, dedicato al famoso quadro di Van Gogh “I mangiatori di patate”.
Altri autori da citare sono l’esordiente inglese Anne Katherine Porter (Bompiani, 2003), che nella sua “Nave dei folli” ha dato vita ai personaggi raffigurati nell’omonimo dipinto di Bosh; e il giovane francese Philippe Besson, che si è ispirato ad un quadro dell’americano Edward Hopper per scrivere la struggente storia de "E le altre sere verrai?" (Guanda, 2003).
E gli scrittori di casa nostra? Anch’essi sembrano avere una particolare passione per la pittura, fonte di ispirazione per nuove creazioni letterarie. Ne citiamo solo alcuni, emblematici di un itinerario per certi versi comune.
Torna alla mente Laura Bosio, autrice di “Annunciazione” (Mondadori, 1997) che, ripercorrendo musei, centri di provincia e gallerie d’arte del nostro paese, reinterpreta la figura della Vergine Maria alla luce delle immagini incontrate. Più recente il libro “Il drappo rosso del Caravaggio. Tre donne un dipinto” (Edizioni Paoline, 2003), in cui Franco Signoracci racconta tre storie che ruotano, in epoche diverse, intorno all’inquietante “Morte della Madonna”, conservato al Louvre di Parigi. E poi l’ultima uscita, per Feltrinelli, in libreria in questi giorni: il romanzo “Dava fine alla tremenda notte”, in cui l’autrice visionaria Marosia Castaldi si ispira alla vita movimentata del pittore Hans Memling, di origini tedesche ma vissuto quasi sempre a Bruges, le cui opere sono in prevalenza Madonne col Bambino, su tele grondanti rosso sangue (sarà un caso che il soggetto ricorrente in questi libri sia la Madonna? Potrebbe essere uno spunto interessante), e costruisce una storia fantasmagorica e apocalittica, in cui coesistono vivi e morti.
Anche la poesia si nutre di pittura: Elena Gabbuti, in “Dipinti di versi” (Genesi, 2003), scrive i suoi endecasillabi dopo aver “letto” i quadri astratti di Giovanni Taormina, alla ricerca di nuove immagini che “risvegliano” parole.
Ma non è solo la letteratura a far rivivere artisti e opere d’arte: sul grande schermo, dopo il film su Frida Kahlo e la versione cinematografica de “La ragazza con l’orecchino di perla”, vedremo presto in pellicola le vicende e i colori di Modigliani, Pontorno, Goya, Blake e Warhol.
Sembra dunque che la profezia di Walter Benjamin sulla riproducibilità dell’arte - dal libro al film, dal disco alla fotografia – si stia trasformando in una nuova e più autentica esperienza estetica, dissolvendo l’equivoco carattere di feticcio che l’arte da sempre porta con sé. Anche se in questo modo, come sostengono alcuni, resta una certa nostalgia per l’aura di mistero che fa apprezzare l’opera d’arte nella sua unicità, portatrice di un significato che va al di là del talento dell’artista.E a questo punto, dopo questo breve excursus, si impone una riflessione critica, una doppia chiave di lettura del fenomeno, ancora tutto da studiare e approfondire;La prima considerazione, quella più semplicistica - e maliziosa -, è che inventare e costruire una storia sui personaggi di un quadro famoso può avere, nel mercato editoriale, molta più risonanza di una pura fiction. A questo proposito non si può negare che alcune opere letterarie, ispirate a dipinti universalmente riconosciuti come capolavori, favoriscano una fruizione più allargata e un richiamo accattivante: non è escluso che in certi casi, dietro questi successi dall’intento apparentemente nobile, si nascondano vere e proprie operazioni commerciali. E’ quindi opportuno comprendere se la grande popolarità equivalga alla qualità dell’opera, o se questa ondata di successo non vada via via ad impoverire il contenuto e lo stile.La seconda osservazione, che cerca di andare più in profondità, coglie in questo continuo rifarsi all’opera d’arte l’esigenza, da parte dello scrittore, di un’ispirazione concreta, di un’immagine “esterna”, visibile e riconoscibile, che possa guidare il processo di creazione letteraria. Questo vuol dire che la scrittura sta diventando sempre più “vicaria”, ed esprime la necessità di appoggiarsi e attingere al “già esistente” – in questo caso il dipinto che, oggetto di visione, stimola la fantasia e il desiderio di una personale interpretazione - per realizzare un intreccio alimentato da un doppio registro: quello storico-narrativo (basato sulle ricerche di materiale documentario) e quello inventivo, per riprodurre l’opera con nuovi codici letterari. Occorre quindi iniziare un nuovo percorso critico, che si presenta a noi come una difficile sfida da raccogliere: la ricerca dovrebbe riconsiderare il rapporto scrittura-pittura tracciando percorsi inediti che prendano in esame momenti cronologici particolarmente significativi, per ridisegnare una mappa della letteratura contemporanea alla luce delle sue interazioni con l'arte visiva e individuarne le (possibili?) evoluzioni.
(Articolo di Francesca di Mattia, tratto dal sito internet railibro.it)
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Bibliografia consigliata:
Tracy Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla
Susan Vreeland, La ragazza in blu
Tracy Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla
Susan Vreeland, La ragazza in blu
Susan Vreeland, La passione di Artemisia
Susan Vreeland, Ritratti d’artista
Susan Vreeland, L’amante del bosco
Anne Katherine Porter, La Nave dei folli
Philippe Besson, E le altre sere verrai?
Marosia Castaldi, Dava fine alla tremenda notte
Anna Banti, Artemisia
Alexandra Lapierre, Artemisia
Ken Follett, Lo scandalo Modigliani
Corrado Augias, Il viaggiatore alato: vita breve e ribelle di Amedeo
Anne Katherine Porter, La Nave dei folli
Philippe Besson, E le altre sere verrai?
Marosia Castaldi, Dava fine alla tremenda notte
Anna Banti, Artemisia
Alexandra Lapierre, Artemisia
Ken Follett, Lo scandalo Modigliani
Corrado Augias, Il viaggiatore alato: vita breve e ribelle di Amedeo
Modigliani
Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità
Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità
tecnica
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