PROSSIMO INCONTRO VENERDI' 30 GIUGNO 2017 ORE 17.00

venerdì 24 febbraio 2006

Tema del mese di febbraio 2006

Animali ... e altri racconti





Brevi cenni di letteratura francese medievale.

La cosiddetta “zooepica” o “epopea degli animali parlanti” prende le mosse dalla favolistica classica, rinnovata intorno al 1150 da un poema latino di Nivardo di Gand, Ysengrin, in cui ogni animale rappresenta un determinato tipo psicologico e appare distinto da un nome proprio.
Fanno parte di questo filone i numerosi racconti incentrati sulla figura di Renart, la volpe, “cinico ed incorreggibile, ma simpatico furfante” (A. Roncaglia), che contrappone vittoriosamente le risorse della propria astuzia ed intelligenza alla ottusa brutalità di Isengrin, il lupo, al contegno dignitoso e solenne di re Noble, il leone, o alla goffa stupidità di Chantecler, il gallo. Redatti in volgare da una serie di autori diversi, tali episodi furono poi riuniti in un ciclo narrativo, noto come Roman de Renart, che ci è pervenuto in tre distinte compilazioni del XIII secolo; ma le parti o branches più antiche, scritte da Pierre de Saint-Cloud e da un anonimo, risalgono a prima del 1190 e sono anche le più felici artisticamente: in esse gli intenti satirici e caricaturali, che emergono dalla contemplazione di un mondo animalesco foggiato ad immagine del mondo degli uomini[1], non impediscono l’efficace individuazione dei caratteri e delle situazioni. Il successo di questi racconti fu tale che il nome proprio di Renart finì per essere usato come nome comune, per indicare la volpe, soppiantando il termine originario dell’antico francese goupil, che risaliva direttamente al latino vulpecula.

Animali e mostri nell’arte romanica.

Nell’arte romanica, e specialmente nella scultura, si ebbe un fiorire di motivi decorativi astratti, spesso connotati in modo fortemente simbolico. Capitelli, portali, strombi di finestre, fregi e transenne vennero arricchiti da un nuovo repertorio di temi figurati, continuamente rielaborati, sulla base dei motivi ad intreccio o a stilizzazione vegetale di tradizione classica o barbarica; animali fantastici e fiere d’invenzione, figure umane o mostruose (uomini-draghi, sirene a doppia coda) popolavano in abbondanza gli spazi delle chiese creando un’atmosfera carica di inquietanti suggestioni.

Nonostante il parere autorevole e discordane di San Bernardo di Chiaravalle riguardo alla necessità della presenza nei luoghi sacri di “queste immonde scimmie, questi feroci leoni, questi esseri semiumani”, la civiltà romanica privilegiava espressioni artistiche caratterizzate da una forte sintesi astratta. Queste raffigurazioni legate ad un immaginario bizzarro e fantastico, proprio perché non reali e inusuali, incarnavano perfettamente il ruolo dei simboli attraversi i quali la Chiesa impartiva la lezione ai suoi fedeli. Le immagini non dovevano infatti dimostrare o convincere razionalmente, ma, usando il potere della suggestione dell’inconscio, dovevano suscitare nello spettatore un forte coinvolgimento emotivo.


Simbologia. [2]

Il tema dell’animale è così ricco di simbologia che occorrerebbe prendere in considerazione ogni animale in particolare. Cercheremo di esplorare, tuttavia, alcuni valori che fanno parte della simbologia teriomorfa.
Nella preistoria, e fino al paleolitico superiore, l’animale era presente, oltre che nella vita di tutti i giorni, anche nella rappresentazione umana. L’animale era relegato soprattutto ad una dimensione di sacralità: sia come totem delle tribù preistoriche primitive, sia come immagine-veicolo di riti magici di caccia.[3]
Da un punto di vista più generale, ogni figura teriomorfa rinvia a ciò che è più che umano, a ciò che oltrepassa l’uomo, indicandogli una realtà più alta, con valenza divina, o una realtà più bassa, con valenza demoniaca.
Il tema dell’animale sembra, dunque, organizzarsi secondo un asse verticale di cui la creatura umana occuperebbe il centro; il cui punto più alto corrisponderebbe ad una geografia del cielo e del paradiso, mentre il punto più basso corrisponderebbe ad una geografia dell’abisso o del baratro, e verosimilmente dell’inferno. Questi valori, del resto, non sono mai dati a priori, ma solo il contesto e la dinamica delle immagini o dei simboli in cui appare una figura animale possono dare informazioni sul suo orientamento psichico e spirituale. Il serpente, per esempio, può essere secondo i casi, maschile o femminile; può essere il mascheramento del Diavolo o la figura della saggezza; può significare il fallo che si erge, ma anche il seno della terra madre; può essere lo svolgimento del mondo nella sua molteplicità, come l’indicazione della sua totalità unificata; può infine simboleggiare, come in alchimia, la materia prima (fonte di ogni creazione) e il suo stadio iniziale, o al contrario, lo stadio terminale. Rappresenta, dunque, una coincidenza degli opposti, in cui ogni contrario si fonde in una realtà indistinta al di là delle specificità sessuali, spaziali e temporali.
Per poter interpretare correttamente un simbolo animale, conviene, dunque, situarlo nella rete di significati, e di diversi altri simboli, nei quali esso è sempre impigliato, e collocarlo più precisamente nello stadio storico in cui fa la sua apparizione.


..............................................................

.

[1] Alcuni passi del romanzo, osserva E. Auerbach, sono quasi una parodia borghese della società feudale e dei costumi del clero.

[2] AA.VV., Encyclopédie des Symboles, Paris, La Pochothèque «Livre de Poche», 1996, pp. 818.

[3] Secondo le tesi più recenti di André Leroi-Gourhan (che sono oggi considerate come le più convincenti perché convalidate da studi statistici approfonditi) l’animale, attraverso la realizzazione di disegni o statuette come il cavallo e il bisonte, organizzava lo spazio mentale e psichico secondo una fondamentale coppia di opposti, a doppia connotazione sessuale e religiosa: il cavallo incarnava il principio maschile, mentre il bisonte quello femminile.


..................................................................

.

Proposta bibliografica:

Konrad Lorenz, L’anello di re Salomone
Morris, La mia vita con gli animali
Herman Melville, Moby Dick
Richard Bach, Il gabbiano Johnatan Livingston
Richard Adams, La collina dei conigli
J.M. Coetzee, La vita degli animali
Gerald Durrell, La mia famiglia e altri animali
Stuart Harrison, Il falco delle nevi
James Herriot, Beato fra le bestie
George Orwell, La fattoria degli animali
Thomas Mann, Padrone e cane
Peter HØeg, La donna e la scimmia
Alberto Asor Rosa, Storie di animali e altri viventi
Dino Buzzati, Il colombre
Carlo Cassola, Il paradiso degli animali
Carlo Cassola, L’uomo e il cane
Brunella Gasperini, Una donna e altri animali
Luca Goldoni, Vita da bestie
Luca Goldoni, Italia al guinzaglio
Paola Mastrocola, Che animale sei?
Giorgio Celli, Il condominio dei gatti
Richard Adams, I cani della peste
Dante Graziosi, Un topolino amaranto. Ricordi di un medico degli animali
Apuleio, L’asino d’oro
Edgar Allan Poe, Il gatto nero
Luis Sepulveda, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Nessun commento:

Posta un commento

lascia un commento!